Una giornata di riflessione importante quella dell’8 Marzo al Martini, fortemente voluta dai rappresentanti degli studenti che hanno contattato e invitato attraverso la Presidente, la professoressa Silvana Maniscalco, due esperte e volontarie dell’associazione Donna Ceteris, la psicologa, dottoressa Elena Calorio e l’avvocata Daniela Onano, per avere informazioni e conoscere il lavoro che l’associazione svolge a Cagliari dal 1995. Abbiamo così ripercorso la storia dell’associazione a partire dal nome che vuol dire “Donna per gli altri, per le altre”, ed è stato scelto dalle socie fondatrici per comunicare meglio all’esterno il loro obiettivo, ossia, la necessità di dedicarsi alla violenza sulle donne e, nello specifico, alla violenza domestica, soprattutto, dopo aver verificato l’inesistenza, a Cagliari e nei territori vicini, di un servizio di questo genere. Negli anni, ci hanno raccontato le due esperte, le richieste di aiuto sono aumentate esponenzialmente e si è abbassata l’età delle donne che ricorrono all’aiuto delle volontarie, 15 donne che svolgono un servizio prezioso 24 ore al giorno, tutti i giorni dell’anno. Perché la violenza sulle donne non va in vacanza, anzi durante il periodo estivo e le ferie moltiplica la sua furia facendo impennare i numeri degli interventi. Complice il caldo e il tempo più lungo che le coppie trascorrono insieme.
Le segnalazioni che vengono smistate attraverso il numero verde nazionale 1522 innescano una rete che connette l’associazione Donna Ceteris con le forze dell’ordine e nei casi più gravi con la magistratura.
Molti i motivi di riflessione per le ragazze e i ragazzi che insieme alla professoressa Manuela Caddeo, moderatrice dell’incontro, hanno rivolto molte domande alle due esperte, svelando l’urgenza di capire quali norme esistano a tutela delle donne che non sono vittime solo di violenza fisica ma anche di quella molto più insidiosa e difficile da dimostrare in sede di giudizio: la violenza psicologica. Quell’insieme di vessazioni, parole di scherno, critiche che in maniera sorda e continua possono minare a volte in modo irreversibile la sicurezza di una donna che spesso è stata resa dal partner abusante una donna sola, senza legami con la famiglia d’origine e con le amicizie femminili. Priva della possibilità di parlare, confrontarsi, alla fine convinta di essere sbagliata e schiacciata dal senso di colpa di dover denunciare il padre dei suoi figli o comunque qualcuno di cui è ancora innamorata.
Come ha spiegato Matilde Lattuca della classe 4^D, rappresentante degli studenti e delle studentesse del Martini, per spiegare la richiesta rivolta al Dirigente scolastico e agli insegnanti di parlare di violenza di genere, i ragazzi sono convinti che la scuola – insieme alla famiglia – sia il luogo più giusto per contrastare gli stereotipi di genere: il primo atomo di violenza nella vita di molte donne.
Per questo le studentesse e gli studenti della classe 4^D hanno voluto presentare alle altre classi presenti all’incontro un progetto sugli stereotipi di genere nella musica dal titolo “Musica pesante”. La domanda di partenza dalla quale è partita la ricerca è stata se un fenomeno di largo consumo come la musica in tutte le sue forme e i suoi generi, da Mozart alla trap, non abbia contribuito a fissare alcuni di questi stereotipi, rendendoli molto difficili da scardinare. E la risposta, ci hanno spiegato le nostre studentesse e i nostri studenti, è che la musica è un veicolo potentissimo che contribuisce a decretare modelli di comportamento maschili e femminili, in particolare quando affronta il tema dell’amore.
Un po’ come le immagini, anche alle parole delle canzoni pop non prestiamo attenzione. Vengono ascoltate distrattamente, ma pur non facendo caso al loro contenuto, ciò che ascoltiamo lascia traccia, depositandosi in quella cornice di luoghi comuni e stereotipi che rivela, tra le altre cose, una cultura profondamente sessista che coinvolge anche l’immagine che le donne hanno di loro stesse. Le cantanti infatti spesso adottano lo stesso modello stabilito dalla maschilità tossica, pertanto la donne vincente, in molti testi di cantanti trapper e rapper donne, è la mangiauomini, la donna forte che ragiona e si comporta come un uomo.
Questi stereotipi hanno prodotto veri crimini contro le donne nei secoli, come la caccia alle streghe e ne hanno limitato il ruolo e la partecipazione alla vita sociale, politica, lavorativa, ne hanno a lungo precluso il diritto al voto.
Per scardinare questa cultura secolare, c’è bisogno, a scuola, in particolare, di capire quanto può essere pericoloso e criminale il pregiudizio contro le donne e soprattutto arricchire la nostra immaginazione con modelli di donne coraggiose che hanno lottato per scardinarlo. Vincendo la loro battaglia. Per questo, un altro lavoro ricerca che è stato presentato ai compagni e alle compagne dalla classe 4^D, è stato quello dal titolo “Streghe e guerriere”. La storia di due donne emblematiche: Anna Goldi, l’ultima strega processata e giustiziata nell’ Europa illuminista e razionalista del 1782 e Lidia Poët, una donna che con la sua tenacia e caparbietà ha ottenuto, prima in Italia, il riconoscimento del diritto ad esercitare l’avvocatura dopo una battaglia durata quasi quaranta anni.
Per le ragazze e i ragazzi di oggi, future donne e uomini di domani, vale la dedica che la studentessa Francesca Testa ha voluto fare a tutti attraverso la poesia di Francesca Gironi dal titolo “Faccio una bambina”, la rivendicazione della possibilità per tutte le donne di essere imperfette, diverse dagli stereotipi di genere imposti dalla società. In questa poesia la bambina immaginata sarà educata alla “rivoluzione”, diventerà una donna che “disturba”, capace “di ballare in mezzo a tutti” perché indifferente al giudizio degli altri, diventando così artefice del proprio mondo.
Faccio una bambina
Ho deciso che domani
faccio una bambina
dall’infanzia al nome
la faccio molto amata
molto accolta
faccio una bambina
adulta.
Le dico, va tutto bene
non ti preoccupare
sono qui io
le dico amore
arrampichiamoci sui muri
facciamo finta di volare
giriamo il mondo sottosopra
giochiamo alla rivoluzione
a pallonate a sassi e sputi
alle carezze disoneste (non richieste)
tiriamo i calci
corriamo più veloce
faccio una bambina
domani
ho deciso
la faccio strampalata
le dico che disturbi
di far forte
di essere imperfetta e deludente
di ballare in mezzo a tutti
ho deciso che domani
faccio una bambina
col mio nome.
Lorella Villa
Docente ITE Martini




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