Cari Studenti,
domani mattina entrerete a scuola in modo diverso. Entrerete dalla stessa porta, sì, camminerete per gli stessi corridoi, salirete le stesse scale, vi siederete nelle stesse aule nelle quali avete trascorso cinque anni, ma qualcosa sarà cambiato. Perché domani non sarà soltanto il giorno della prima prova scritta. Sarà uno di quei giorni che, anche dopo molti anni, continuerete a ricordare.
Noi che lavoriamo nella scuola lo sappiamo bene.
Lo sappiamo perché, nonostante il tempo trascorso, ricordiamo ancora il nostro esame. Io ricordo ancora il mio, quando “Notte prima degli esami” di Venditti era “fresca fresca”. Ricordiamo tutti l’emozione della vigilia, i libri aperti fino a tardi, le ultime pagine di storia ripetute a voce alta, le paure che sembravano enormi e le speranze che cercavano di farsi strada tra mille dubbi. Ricordiamo i nostri compagni, quelli con cui abbiamo condiviso cinque anni di vita. Cinque anni durante i quali siamo cresciuti insieme, attraversando gioie e delusioni, incomprensioni e successi, sconfitte ed entusiasmi. Anni che allora sembravano interminabili e che oggi, guardandoci indietro, appaiono incredibilmente brevi.
Ricordiamo tutti i nostri professori. Ricordiamo quel docente severo che così ci sembrava allora ma che abbiamo imparato ad apprezzare soltanto dopo. Ricordiamo il preside che non rideva mai. Ricordiamo la vicepreside all’ingresso, pronta a richiamarci al suono della prima campana, e il vicepreside al quale, nei momenti più difficili, sapevamo di poter chiedere aiuto. Sono ricordi che il tempo non cancella.
Forse è per questo che, ogni anno, quando arriva la “maturità“, noi che abbiamo scelto di restare nella scuola proviamo qualcosa di speciale. Una forma di simpatia nel significato più autentico e antico del termine: syn pátheia, “sentire insieme”. Sentiamo insieme a voi l’emozione dell’attesa, la tensione della prova, la speranza del risultato. Perché nei vostri occhi rivediamo i nostri. Nelle vostre preoccupazioni riconosciamo le nostre. E in quel passaggio così importante tra l’adolescenza e la vita adulta ritroviamo ogni volta un pezzo della nostra vita.
Domani inizierà un esame che vi auguriamo sia all’altezza del lavoro svolto, delle vostre capacità, dei vostri sogni e delle vostre aspettative. Ma soprattutto vi auguriamo qualcosa di più. Vi auguriamo di trovare davanti a voi opportunità ancora più grandi di quelle che abbiamo avuto noi. Un mondo più aperto, più giusto, più capace di riconoscere il merito, il talento, l’impegno e la passione. Un mondo nel quale possiate costruire il vostro percorso senza rinunciare ai vostri valori, alle vostre idee e alla vostra umanità.
Questo esame non è un punto di arrivo. È una soglia che state per attraversare. Non sappiamo quali strade percorrerete, in quali città andrete a vivere, quali incontri cambieranno la vostra vita. Sappiamo però che il futuro non è mai una strada già tracciata. “Caminante, no hay camino, se hace camino al andar”: sono versi del poeta spagnolo Antonio Machado. Nessuno ha davanti a sé una strada già disegnata. Il percorso si costruisce giorno dopo giorno, con le scelte, gli errori, il coraggio, la fatica e la passione che ciascuno saprà mettere nel proprio viaggio.
Dietro di voi ci sono gli anni della scuola, gli amici, i professori, le mattine difficili, le risate improvvise, le interrogazioni andate male e quelle andate benissimo, i corridoi, le aule, le attese, le speranze. Davanti a voi c’è la vita adulta. Entrateci con coraggio.
Noi saremo lì, come sempre, a fare il tifo per voi. Ci emozioneremo per i vostri successi e vivremo queste giornate come se, in fondo, l’esame fosse ancora un po’ anche il nostro. Perché, in realtà, lo è. Ogni anno. Da sempre.
Grazie, ragazze e ragazzi.
Grazie alle vostre famiglie.
E grazie alla scuola, che continua a insegnarci che crescere è forse il più straordinario degli apprendimenti.
“In bocca al lupo” da tutto il Martini.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Domenico Ripa
da Domenico Ripa
Dirigente Scolastico