Descrizione
Il laboratorio si trova al piano terra del corpo centrale. E’ composto da 24 postazioni studente più la postazione docente. Ciascuna postazione è dotata di un PC Desktop Asus I5-9400, con 16 Gb di RAM, un SD da 250 Gb e un monitor da 22″.
Il laboratorio è utilizzato prevalentemente per le lezioni di Informatica del biennio
Dove si trova
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indirizzo
Viale Ciusa 4 Cagliari
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CAP
09131
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Email
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PEC
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Telefono
070400551
Ulteriori informazioni
Il laboratorio è intitolato alla giudicessa Eleonora d'Arborea.
Eleonora d’Arborea nacque a Molins de Rei (Regno d'Aragona), intorno al 1347, da Mariano IV dalla nobile catalana Timbora di Roccaberti. La giudicessa Eleonora rappresenta una dei principali personaggi della storia sarda e una grande donna del medioevo italiano. La sua figura si trova a metà tra la storia e la leggenda. Viene definita come una grande eroina, la patriota che dette la sua stessa vita per amore della sua terra.
Il padre fu uno dei maggiori governanti del giudicato d’Arborea: fiero difensore della sua autonomia, la sua linea politica era permeata dalla visione di un certo indipendentismo sardo da qualsiasi ingerenza straniera.
Nel 1383, Eleonora si autoproclamò giudicessa di Arborea, seguendo l’antico diritto regio sardo, secondo cui alle donne era consentito succedere al padre o al fratello. Si nominò reggente per il figlio minorenne Federico, che riuscì a far eleggere giudice nell’assemblea della Corona de logu. Questo gesto fu interpretato dal re come lesivo dell’autorità regia, in quanto non rispettava il principio del vincolo vassallatico, leso nel preciso istante in cui i “sindici” dei villaggi sul territorio del giudicato avevano prestato giuramento nelle mani di Eleonora.
Così iniziarono le trattative di pace tra il giudicato e la corona aragonese: nella primavera del 1385 arrivò in Sardegna il plenipotenziario regio Gilberto de Campllonch. Le trattative durarono ben tre anni, ma infine l’intransigenza arborense fu piegata anche grazie all’uso che gli aragonesi fecero del loro ostaggio.
Quietata la questione estera, Eleonora era pronta al riordino della Sardegna. Sì impegnò a difendere la sovranità e i confini del giudicato d’Arborea ma soprattutto si prodigò nella sistemazione degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali, ordinando definitivamente la Carta de Logu d’Arborea, promulgata già ai tempi del padre.
La Carta de Logu era una raccolta di leggi e di usi giuridici locali, che comprendeva 198 capitoli su norme di diritto civile e penale e si prefiggeva di regolare in modo chiaro i vari settori della vita dei cittadini del giudicato. Fu scritta in lingua logudorese, in modo che le leggi in essa contenute fossero di facile comprensione alla fetta più ampia possibile di sudditi. Per alcuni la sua emanazione rappresenta una tappa importante nella costituzione dello “stato di diritto”, ovvero uno stato in cui tutti siano sottoposti alle norme giuridiche vigenti e in cui tutti ne siano a conoscenza.
Molti aspetti della sua azione di governo rimangono ancora avvolti nell’oscurità, soprattutto per mancanza di fonti sufficienti. La sua memoria e il ricordo delle sue imprese rimasero a lungo impresse nella memoria del popolo sardo che, ancora oggi, la ricorda in rievocazioni storiche e leggende, continuando a tramandarne il nome attraverso la storia.